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Semre più complessa la regolamentazione della Posta Elettronica Certificata PDF Stampa E-mail
PEC: la situazione normativa sulla Posta Elettronica Certificata

In questo periodo si sente sempre più spesso parlare di Posta Elettronica Certificata, questo a causa, e avremmo preferito dire per merito, di vari provvedimenti legislativi con i quali si è rilanciato uno strumento che potrebbe essere importante, quale appunto la PEC. L'attuale legislatore sembra avere una particolare ostinazione a regolamentare e ri-regolamentare, con una certa soave leggerezza, in materia di digitalizzazione documentale e in materia di strumenti IT! Questo causa già un certo disorientamento negli studiosi del diritto dell'informatica, figuriamoci in coloro che questi processi e strumenti li dovrebbero conoscere e utilizzare!

Come più volte sottolineato, sarebbe stata molto opportuna una pausa di riflessione e sedimentazione nell'attuale panorama normativo in materia di amministrazione digitale e digitalizzazione documentale, in modo da permettere in futuro una riforma più ponderata e concreta in materia-

Da ultimo, due recentissimi Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 6 maggio 2009 (DPCM 6 maggio 2009 su rilascio e uso della casella di PEC ai cittadini pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.119 del 25 maggio 2009 e DPCM recante Individuazione delle regole tecniche per le modalità di presentazione della comunicazione unica e per l'immediato trasferimento dei dati tra le Amministrazioni interessate, in attuazione dell'articolo 9, comma 7, del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7 pubblicato in G.U. n..152 del 3 luglio 2009) hanno incentivato l'utilizzo della PEC nei rapporti tra PA e cittadini e PA e imprese.

Prima di conoscere le novità più importanti contenute nei decreti appena pubblicati e provare a fare un commento obiettivo e non necessariamente (o totalmente) critico su queste nuove normative, vediamo brevemente cos'è la PEC e quale valore giuridico le sia stato riconosciuto, in modo da fare un minimo di chiarezza su questo strumento così caro al nostro legislatore, tanto da solleticare questa foga normativa pre-estiva.

La Posta Elettronica Certificata

La Posta Elettronica Certificata (c.d. PEC) consiste in un sistema di posta elettronica nel quale, a seguito dell'invio di comunicazioni e documenti informatici, viene fornita al mittente una attestazione elettronica, con valenza legale, in merito all'invio e alla consegna di quanto inoltrato.
Un sistema molto simile a quello delle raccomandate postali A/R. Tuttavia, il sistema di posta elettronica certificata risolve alcune carenze intrinseche della raccomandata tradizionale:
- la conoscibilità certa della casella mittente e, quindi, del titolare della casella di PEC, (mentre non è tracciato con certezza colui che spedisce una raccomandata);
- la possibilità di legare in maniera certa ed opponibile la trasmissione con il documento trasmesso; tale possibilità è preclusa con la raccomandata.

Certificare l'invio e la ricezione - i due momenti fondamentali nella trasmissione dei documenti informatici - significa fornire al mittente una ricevuta che costituisce prova legale dell'avvenuta spedizione del messaggio e dell'eventuale allegata documentazione. Allo stesso modo, quando il messaggio perviene al destinatario, il gestore invia al mittente la ricevuta di avvenuta (o mancata) consegna con precisa indicazione temporale. Nel caso in cui il mittente smarrisca le ricevute, la traccia informatica delle operazioni svolte è conservata per un periodo di tempo definito a cura dei gestori (minimo 30 mesi ex art 11, comma 2, DPR. 68/2005), con lo stesso valore giuridico delle ricevute.

Il valore legale delle ricevute e, in generale, del processo di gestione della PEC necessitava di uno specifico riconoscimento normativo: norme primarie, decreti ministeriali e regole tecniche hanno così stabilito il formato delle ricevute e le caratteristiche tecniche di funzionamento, oltre ad aver introdotto e disciplinato, nell'ordinamento italiano, la figura del gestore del servizio di posta elettronica certificata (fornitore del servizio).

Anche se un primo richiamo alla Posta Elettronica Certificata è rintracciabile già nell'articolo 15, comma 2, della legge 15 marzo 1997, n. 59 è con il D.P.R. 11 Febbraio 2005, n. 68, rubricato Disposizioni per l'Utilizzo della Posta Elettronica Certificata (G.U. 28 aprile 2005, n. 97) che la materia viene compiutamente disciplinata ed introdotta nel nostro ordinamento giuridico.
Al DPR sono seguite le regole tecniche contenute nel Decreto Ministeriale 2 novembre 2005, "Regole tecniche per la formazione, la trasmissione e la validazione, anche temporale, della posta elettronica certificata" (G.U. del 14 novembre 2005, n. 265). Il Decreto Ministeriale approfondisce parte dei contenuti proposti dal DPR e prevede come allegato l'insieme dei requisiti tecnico/funzionali necessari per la compiuta realizzazione di una piattaforma software ai fini dell'erogazione del servizio. In particolare, introduce nuovi elementi di dettaglio relativi a:

- obbligo per il gestore di acquisire la certificazione ISO 9001:2000 (art. 20);

- definizione dei requisiti organizzativi dei gestori (art. 21/22/23).

Si tratta di un documento di contenuto molto tecnico, che definisce le modalità di funzionamento del sistema informatico che realizza la Posta Elettronica Certificata.

La PEC nel Codice dell'Amministrazione Digitale

Anche il Codice della Amministrazione Digitale (D. Lgs. 82/2005) si è occupato di Posta Elettronica Certificata prevedendo indicazioni circa l'utilizzo della posta elettronica certificata per la PA (art. 6), richiedendo che ogni ente pubblico si doti di almeno una casella di posta elettronica certificata (art. 47) e rendendo obbligatorio l'utilizzo di quest'ultima nei casi per i quali è necessaria l'evidenza dell'avvenuto invio e ricezione di un documento informatico (art.48).

In tal modo, la posta elettronica certificata diventa lo strumento d'elezione per ogni scambio di informazioni, tanto tra privati, quanto nei rapporti tra questi ultimi e le pubbliche amministrazioni: è bene, infatti, da subito precisare che l'art. 48, non limita la sua applicazione alle trasmissioni tra pubbliche amministrazioni, ma estende la sua disciplina sia ai rapporti intercorrenti tra amministrazione e privati sia a quelli intercorrenti solo tra privati.

Il "Decreto anticrisi": la PEC e la contro-PEC

Un ulteriore ed importante passo verso un utilizzo sistematico della PEC si è avuto il 28 novembre 2008 con l'approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, del decreto legge "anticrisi" il quale contiene delle inattese novità in materia di Posta Elettronica Certificata.

Il cd. Decreto "anticrisi", convertito in Legge con L. 2/2009, ha previsto, tra le misure per la riduzione dei costi amministrativi a carico delle imprese, rilevanti modifiche al Codice dell'Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82/2005) e al Regolamento per l'utilizzo della Posta Elettronica Certificata (D.P.R. n. 68/2005).

I commi 6,7,8,9 e 10 dell'art. 16 della Legge n. 2/2009 obbligano le PA, le imprese ed i liberi professionisti a dotarsi, entro termini di legge perentori e precisi (3 anni per le imprese e 1 per i professionisti - le PA avrebbero già dovuto provvedere ai sensi dell'articolo 47, comma 3, lettera a), del CAD), di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata e a renderlo pubblico mediante l'iscrizione in registri o elenchi liberamente consultabili; l'utilizzo di tale strumento di comunicazione, inoltre, non avrà più bisogno di autorizzazione da parte del destinatario, ma sarà liberamente utilizzabile.

È importante notare come, con la Legge di conversione 2/2009, il Parlamento abbia di fatto reso possibile per pubbliche amministrazioni, società e professionisti l'utilizzo, accanto alla PEC, di altri sistemi di trasmissione elettronica dei messaggi che certifichino la data e l'ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e garantiscano l'integrità del contenuto delle comunicazioni trasmesse e ricevute, assicurando l'interoperabilità con analoghi sistemi internazionali (interoperabilità non del tutto garantita - come si sa bene - dal nostro sistema, tutto italiano, di posta elettronica certificata). Tra l'altro, dalla lettura di questa norma, molto generica e ampia nelle sue disposizioni e indicazioni tecniche, appare spontaneo e naturale sostenere che l'utilizzo di certificati S/MIME ben potrebbe oggi sostituire l'utilizzo della PEC.

Come già commentato, in nome della neutralità tecnologica, con questa nuova normativa si è dovuto finalmente dare ragione a chi da tempo sostiene che il sistema di posta elettronica certificata (e non solo quello!) non poteva essere prescritto ex lege e a colpi di termini e sanzioni e che la normativa che lo voleva imporre presentava al suo interno profili di contrasto con la legislazione comunitaria.

Purtroppo a questo passo in avanti verso la neutralità tecnologica e l'interoperabilità sono seguiti uno, se non due passi indietro.

I Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 6 maggio 2009 (I)

Con il D.P.C.M. 6 maggio 2009 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 25 maggio 2009, n. 119), che individua le modalità con cui ogni cittadino, direttamente o tramite l'affidatario del servizio, potrà richiedere l'assegnazione di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC), si è data, quindi, attuazione alla previsione contenuta nell'art. 16-bis, commi 5 e 6, della Legge 2/2009 (legge di conversione del DL 29 novembre 2008, n. 185) favorendo così la diffusione della PEC e dando la possibilità ai cittadini di inviare documenti informatici per via telematica e dialogare in maniera più veloce con le Pubbliche Amministrazioni.

Il DPCM dimentica però di riconoscere validità anche ad indirizzi di posta elettronica analoghi alla PEC (basati su tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni, l'integrità del contenuto delle stesse e che garantiscano interoperabilità con analoghi sistemi internazionali); sarebbe stato più corretto, in un'ottica di neutralità dell'amministrazione centrale, limitarsi a descrivere le finalità che la soluzione tecnologica da utilizzare dovrà garantire e magari salvaguardare più strade alternative per perseguire i giusti principi ispiratori della norma.

Inoltre, secondo questa nuova normativa, per i cittadini che utilizzano il servizio di PEC, l'indirizzo valido ad ogni effetto giuridico, ai fini dei rapporti con le pubbliche amministrazioni, è quello espressamente rilasciato gratuitamente sulla base di questi innovativi articoli; e, inoltre, la volontà del cittadino espressa ai sensi dell'art. 2, comma 1, rappresenta la esplicita accettazione dell'invio, tramite PEC, da parte delle pubbliche amministrazioni di tutti i provvedimenti e gli atti che lo riguardano. Insomma, da una parte si regala, ma dall'altra si sviluppa in capo al cittadino l'elezione di un domicilio informatico, senza averlo adeguatamente informato e formato ai sensi dell'art. 8 del CAD!

I Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 6 maggio 2009 (II)

In Gazzetta Ufficiale n. 152 del 3 luglio 2009 è stato pubblicato un altro Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 6 maggio 2009, con il quale è stata introdotta la Comunicazione Unica per l'apertura di un'impresa. In tale Decreto si è anche stabilito che, qualora l'impresa non possedesse già un proprio indirizzo PEC, allora sarà la Camera di Commercio competente ad assegnare tale indirizzo, senza oneri aggiuntivi per l'impresa, finendo per dar vita ad un vero e proprio monopolio delle Camere di Commercio nella scelta del fornitore di servizi legati alla PEC. Si legge infatti che: "Nel caso l'impresa non sia provvista di casella PEC, le camere di commercio provvedono immediatamente ad assegnare una casella PEC ai fini del procedimento senza costi per l'impresa, ai sensi dell'art. 9, comma 6, del decreto-legge n. 7 del 2007. Le istruzioni operative sono pubblicate in opportuna sezione del sito, dandone comunicazione ai sensi del comma 1". (Art.8, co. 2, DPCM 6 maggio 2009).

Il Decreto Legge 1 luglio 2009 n.78: La PEC: strumento di identificazione?

Con la "Manovra d'estate 2009" (DL 1 luglio 2009 n.78) sono state portate alcune modifiche al CAD che hanno ad oggetto l'utilizzo della PEC.

L'art. 17, comma 28, della Manovra introduce un nuovo art. 57-bis con il quale viene istituito un Indice degli indirizzi delle pubbliche amministrazioni, nel quale sono indicati la struttura organizzativa, l'elenco dei servizi offerti e le informazioni relative al loro utilizzo, gli indirizzi di posta elettronica da utilizzare per le comunicazioni e per lo scambio di informazioni e per l'invio di documenti a tutti gli effetti di legge fra le amministrazioni e fra le amministrazioni ed i cittadini.

Ancora, il comma 28 dell'Art. 17 della Manovra, introduce anche la lettera c-bis al comma 1 dell'art. 65 del CAD. Le istanze e le dichiarazioni presentate alle pubbliche amministrazioni per via telematica ai sensi dell'articolo 38, commi 1 e 3, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, sono ora valide anche quando "l'autore è identificato dal sistema informatico attraverso le credenziali di accesso relative all'utenza personale di Posta Elettronica Certificata" parificando, di fatto, l'identificazione mediante credenziali di accesso alla PEC all'identificazione mediante Carta d'Identità Elettronica, Carta Nazionale dei Servizi o Firma Digitale.

Tale modifica intervenuta nel CAD appare strettamente correlata con quanto specificato nell'art. 4 comma 4 del DPCM 6 maggio 2006 sul rilascio e uso di PEC, laddove si precisa che le pubbliche amministrazioni accettano le istanze dei cittadini inviate tramite PEC nel rispetto dell'art. 65, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 82 del 2005. L'invio tramite PEC costituisce sottoscrizione elettronica ai sensi dell'art. 21, comma 1, del decreto legislativo n. 82 del 2005; le pubbliche amministrazioni richiedono la sottoscrizione mediante firma digitale ai sensi dell'art. 65, comma 2, del citato decreto legislativo.

Tali principi possono anche essere condivisibili dal punto di vista giuridico-informatico, infatti la comunicazione via posta elettronica può essere considerata una comunicazione con forma scritta e firmata elettronicamente, ma il Legislatore sembra aver dimenticato che le garanzie di sicurezza nell'accertamento dell'identità dell'utente offerte da sistemi come la Firma Digitale o la CIE o la CNS sono di gran lunga superiori a quelle offerte dalle credenziali di accesso alla PEC.

Oltre alle ovvie garanzie di identificazione offerte dalla Carta d'identità elettronica, dobbiamo ricordare come l'art. 32 del CAD al comma 1 lett.a), preveda che il Certificatore, all'atto della creazione del certificato di Firma, proceda alla identificazione della persona che fa richiesta della certificazione e al comma 4 stabilisca che "il certificatore è responsabile dell'identificazione del soggetto che richiede il certificato qualificato di firma anche se tale attività è delegata a terzi".

Inoltre, le regole tecniche stabilite ai sensi dell'articolo 71 del CAD confermano la necessità di verificare l'autenticità delle richieste di creazione, revoca e sospensione dei certificati di firma elettronica.

Infine, nella legge di recepimento della Convenzione di Budapest in materia di criminalità informatica (Legge 18 marzo 2008 n. 48), sono state inserite nel nostro ordinamento delle nuove fattispecie di reato per titolari di firma digitale e per certificatori, le quali ricordano da vicino i reati commessi da o ai danni di pubblici ufficiali - si vedano oggi gli art. 495 bis e 640 quinquies del codice penale.

Per la PEC, invece, non è previsto alcun tipo di controllo. Né il DPR n.68/2005, né le "regole tecniche per la formazione, la trasmissione e la validazione, anche temporale, della posta elettronica certificata" previste dal suo art. 17, prevedono nulla riguardo a particolari obblighi del gestore del Servizio di PEC relativamente all'identificazione sicura degli assegnatari di un indirizzo di PEC.

Certo è che il soggetto che dovesse fornire informazioni false avrebbe comunque i suoi problemi con l'ordinamento italiano, a seconda della situazione in cui abbia fornito o utilizzato credenziali false, ma questo, a parere di chi scrive, non sembra garantire sufficientemente la certezza dell'identità del soggetto che dialoghi con la PA successivamente all'identificazione avvenuta mediante credenziali di accesso alla PEC.

Il problema, oltretutto, non è nuovo in quanto l'art. 47 del Cad prevede già che, in caso di comunicazioni di documenti tra le pubbliche amministrazioni, esse siano valide ai fini del procedimento amministrativo una volta che ne sia stata verificata la provenienza e che, ai fini della verifica della provenienza, le comunicazioni saranno valide, se trasmesse attraverso i sistemi di posta elettronica certificata di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68. Pertanto, il Legislatore, ora più che mai, sembra confondere il mezzo di trasmissione (PEC) e le sue garanzie, con la paternità del contenuto della trasmissione stessa.

L'attribuzione della paternità di un dato, di una informazione viene garantita con certezza solo attraverso la firma (elettronica o digitale) e non certo attraverso la semplice comunicazione, non garantita da un adeguato sistema di identificazione informatica, del dato medesimo. Pertanto, il sistema delle firme (elettroniche o digitali che siano) assume un ruolo primario e centrale nella gestione informatica delle informazioni, dei dati o dei documenti informatici tra PA, tra privati e PA e tra privati stessi.

Ci si augura, quindi, che al più presto il Governo e/o il Legislatore siano in grado di dare una forte svolta in materia con l'introduzione di idonei sistemi di gestione dell'Identità Elettronica (meglio conosciuta come eID) e soprattutto avvii una fase di regolamentazione della materia inerente alla digitalizzazione documentale più ponderata e accorta rispetto all'ultimo periodo (in questo caso, non si può che dare ragione a quanto sostenuto di recente da Marco Scialdone nel suo blog).

Ultimissime dalla Camera: ci sarà ancora un'alternativa alla PEC?

Abbiamo avuto già modo di sottolineare come il legislatore abbia più volte remato contro la possibilità di utilizzare sistemi analoghi alla PEC. Bene, quelle che credevamo fossero semplici sviste in realtà potrebbero corrispondere ad un preciso piano per l'eliminazione di ogni alternativa alla PEC. Con stupore, infatti, leggiamo tra le proposte di modifica al disegno di conversione del DL 78/2009, una proposta relativa all'introduzione di alcuni nuovi commi all'art. 17 (28 bis, ter e quater) a firma dell'On. Pagano: tale articolo prevede la completa eliminazione da tutte le norme attualmente in vigore di qualsiasi riferimento a sistemi analoghi alla PEC.

Rimarrà disattesa tale proposta? Auspichiamo vivamente di sì!

Andrea Lisi eLuigi Foglia

Digital&Law Department - Studio Legale Lisi

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AFGHANISTAN, HERAT: MORTO CAPORAL MAGGIORE IN UN ATTENTATO CI SONO ANCHE TRE FERITI. E' LA 14^ VITTIMA ITALIANA PDF Stampa E-mail
Il Caporal Maggiore Alessandro Di Lisio, ucciso in un attentato, è la 14ma vittima del contingente italiano in Afghanistan. Nato a Campobasso il 15 maggio 1984, era in Afghanistan da quasi quattro mesi ed era un esperto artificiere.
Indiscrezioni non confermate asseriscono che il Caporalmaggiore Di Lisio al momento dell'attentato si trovava "in ralla", la posizione in cima al blindato dove prende posto il mitragliere.
La procura di Roma ha aperto un fascicolo. I reati ipotizzati dalla Procura di Roma sono di omicidio, tentato omicidio e attentato con finalità di terrorismo.
Secondo quanto riporta il sito del Ministero della Difesa le altre 13 vittime sono:
  • il 3 ottobre 2004, in un incidente stradale, aveva perso la vita il Caporal Maggiore Giovanni Bruno, mentre altri quattro militari erano rimasti feriti.
  • il 3 febbraio 2005, un velivolo civile in volo da Herat a Kabul, precipitava a 60 Km sud est dalla capitale, in zona di montagna. Sul volo era presente il Capitano di Vascello Bruno Vianini effettivo al Comando Interforze Operazioni Forze Speciali, in servizio presso il PRT di Herat.
  • l'11 ottobre 2005, a causa di un incidente mortale, ha perso la vita il Caporal Maggiore Capo Michele Sanfilippo.
  • il 5 maggio 2006, in seguito dell'esplosione di un ordigno al passaggio di una pattuglia del Contingente, sono morti il Capitano Manuel Fiorito e il Maresciallo Capo Luca Polsinelli.
  • il 2 luglio 2006 il Colonnello Carlo Liguori (Capo del settore Cimic del Cdo RC-W) perdeva la vita in seguito a un malore.
  • il 20 settembre 2006, per colpa di un incidente stradale a Kabul, decedeva il Caporal Maggiore Giuseppe Orlando.
  • il 26 settembre 2006, una bomba fatta esplodere al passaggio di una pattuglia nel distretto di Chahar Asyab, circa 10 km a sud di Kabul, ha ucciso il Caporal Maggiore Capo Scelto Giorgio Langella e successivamente, il 30 settembre 2006, in seguito delle ferite riportate nell'attentato, perdeva la vita anche il 1° Caporal Maggiore Vincenzo Cardella.
  • il 24 novembre 2007, dopo un attentato kamikaze nel distretto di Pagman a circa 15 km a ovest di Kabul, perdeva la vita il Maresciallo Capo dell'Esercito Daniele Paladini.
  • il 13 febbraio 2008, a seguito di uno scontro a fuoco con elementi ostili nella valle di Uzeebin nei pressi di Rudbar a 60 Km da Kabul, perdeva la vita il 1° Maresciallo dell'Esercito Giovanni Pezzulo.
  • il 21 settembre 2008 il Caporal Maggiore Alessandro Caroppo perdeva la vita per cause naturali.
  • il 15 gennaio 2009 è morto il Maresciallo di 1ª Classe Arnaldo Forcucci, anche lui per cause naturali.

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Come difendersi dalla pandemia dell'influenza PDF Stampa E-mail
Come prevenire e difendersi dal contagio del virus A/H1N1

Una raccolta di informazioni disponibili in rete sul nuovo virus influenzale di tipo A/H1N1, precedentemente identificato come influenza suina. I sintomi, la gravita', la prevenzione, i luoghi a rischio, le cure da praticare.

Come già largamente segnalato dagli organi di stampa, l'aprile scorso si sono registrati in Messico diversi casi di infezione nell'uomo dovuti a un nuovo virus influenzale di tipo A(H1N1), precedentemente identificato come influenza suina e mai rilevato prima nell'uomo.
Riguardo a questo virus successivamente l'Oms ha allertato i governi sui rischi connessi alla diffusione di questa nuova influenza alzando notevolmente il livello di attenzione e indicando un rischio di pandemia, cioè di una rapida diffusione del virus in più aree del mondo.
Benché sia considerata comunque una pandemia "moderata", il cui livello di allerta - secondo quanto precisato dal Vice Ministro Ferruccio Fazio - "non è dovuto alla gravità clinica dei sintomi, ma alla grande diffusione geografica del virus", vi riproponiamo una sintesi delle misure di prevenzione indicate dal Ministero della Salute e da alcuni organi di stampa.

Sul sito del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali sono presenti, ad esempio, le risposte ad alcune domande che ci si pone di fronte alla malattia:

- "quali sono i sintomi della nuova influenza umana da virus A(H1N1)? I sintomi della nuova influenza umana da virus A(H1N1) sono simili a quelli della "classica" influenza stagionale e comprendono: febbre, sonnolenza, perdita d'appetito, tosse. Alcune persone hanno manifestato anche raffreddore, mal di gola, nausea, vomito e diarrea;

- quanto è grave l'influenza da virus A(H1N1) nell'uomo? Come l'influenza stagionale, l'influenza da virus influenzale A(H1N1)nell'uomo può presentarsi in forma lieve o grave. Come l'influenza stagionale, può causare un peggioramento di patologie croniche pre-esistenti e in passato sono stati segnalati casi di complicazioni gravi (polmonite ed insufficienza respiratoria) e decessi associati ad infezione da virus A(H1N1);

- le persone possono prendere la nuova influenza umana da virus A(H1N1) mangiando carne di maiale? No, i virus della nuova influenza umana da virus A(H1N1) non sono trasmessi dal cibo; non si può contrarre tale influenza mangiando maiali o prodotti a base di carne di maiale. Mangiare carne maneggiata in maniera appropriata, carne cotta e prodotti a base di carne suina non comporta alcun rischio. Cuocere la carne a temperatura interna di 70-80° gradi uccide il virus dell'influenza, così come gli altri batteri e virus, al pari della stagionatura";

- come si trasmette la nuova influenza umana? La trasmissione da uomo a uomo del virus dell'influenza si può verificare per via aerea attraverso le gocce di saliva di chi tossisce o starnutisce, ma anche per via indiretta attraverso il contatto con mani contaminate dalle secrezioni respiratorie. Per questo una buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie è essenziale nel limitare la diffusione dell'influenza".

Ricco di consigli e informazioni è poi il contenuto di un articolo apparso sul Corriere della Sera, a cura del giornalista Mario Pappagallo, dal titolo "La mascherina? Serve a poco. Una guida per difendersi dal virus".

Nell'articolo si parla ad esempio di:

- distanza e mascherine: per infettarsi è sufficiente stare a una distanza di "15-20 centimetri attraverso il respiro, a un metro se chi è infettato starnutisce, a circa tre metri dopo un colpo di tosse" e la mascherina serve poco perché "lo spray infettante nel caso della nuova influenza è composto di goccioline di pochi micron e può essere trasportato anche a distanza. Una micro nebbiolina che passa attraverso le mascherine tradizionali";

- ambienti a rischio: ad esempio "i luoghi affollati e le manifestazioni di massa, anche se all'aperto. Le collettività come quelle scolastiche. I pub e le discoteche. Cinema e mezzi pubblici", sempre se affollati. Caratteristiche favorevoli a contrarre l'influenza sono la presenza di caldo e umidità;

- prevenzione negli ambienti a rischio: intanto "lavarsi le mani è fondamentale. Il virus non passa attraverso la pelle, ma approfittando delle minori difese presenti negli occhi, nella bocca e nel naso". Dunque a parte il respirare il virus in sospensione, "toccarsi la bocca, strofinarsi gli occhi sono le vie di infezione". Per lavare le mani (da lavare bene) possono anche "essere usate soluzioni detergenti a base di alcol o salviettine disinfettanti". Inoltre è possibile "coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce e starnutisce e gettare poi il fazzoletto usato nella spazzatura. Areare regolarmente le stanze di soggiorno";

- prime cure da praticare: "possono essere presi i farmaci cosiddetti sintomatici (antifebbrili, antinfiammatori, balsamici) e andrebbero rispettati il riposo e le misure di distanziamento nei confronti dei soggetti sani".

Se infine si vuole verificare e controllare i luoghi dei contagi confermati in Italia (258) al 17 luglio 2009 è possibile collegarsi a questa pagina del sito dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS).

fonte:Punto Sicuro

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Il Consiglio di Stato sospende il parere sul regolamento alloggi che viene restituito alla Difesa PDF Stampa E-mail
CASADIRITTO
COMITATO NAZIONALE UTENZA E VALORIZZAZIONE
DEMANIO MILITARE DI ABITAZIONE
00153 - Roma - Via Garibaldi, 3
Tel./Fax 06-5883981

Alloggi demaniali della Difesa

BREAK NEWS

ILCONSIGLIO DI STATO SOSPENDE IL PARERE SUL REGOLAMENTO CHE VIENE RIMANDATO INDIETRO

Apprendiamo che il "Il Consiglio di Stato Sezione 1605/2009, esaminati gli atti e udito il relatore ed estensore, Cons. Sabato Malinconico, ha sospeso la sua pronuncia di parere in attesa di ricevere dall'Amministrazione Difesa referente, copia del programma pluriennale predisposto dalle Forze Armate in data 1 dicembre 2008 e dei pareri dei Ministeri indicati in motivazione" (programma pluriennale del Ministero della Difesa perla costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio per il personale militare, di cui all'art. 2, comma 627 della Legge 244 del 2007, predisposto dalle Forze Armate data 1 dicembre 2008).

Il Comitato CASADIRITTO,

  • prende atto della restituzione alla Difesa della bozza di Regolamento, inviato al Consiglio di Stato malgrado il parere contrario del COCER e senza aver accolto nessuna delle proposte di CASADIRITTO fatte a nome delle migliaia di famiglie che in esso si riconoscono, le cui motivazioni sono state ampiamente diffuse;
  • fa riserva di pubblicare quanto prima il dispositivo di pronuncia del Consiglio di Stato con cui, per ora , ne sospende l'esame;
  • invita gli Uffici competenti della Difesa ad approfittare dell'occasione del rigetto della bozza restituita, per modificare lo stesso nel senso richiesto dal COCER e da CASADIRITTO.

Roma li 20 luglio 2009

Sergio Boncioli
Coordinatore Nazionale

Le droghe sono cari, è per questo che alcuni pazienti non possono comprare le medicine di cui hanno bisogno. Tutti i farmaci di sconto risparmiare denaro, ma a volte le aziende offrono condizioni migliori rispetto ad altri. Circa il venti per cento degli uomini di età compresa tra 40 e 70 non erano in grado di ottenere l'erezione durante il sesso. Ma non è una parte naturale dell'invecchiamento. Questioni come "Comprare kamagra oral jelly 100mg" o "Kamagra Oral Jelly" sono molto popolari per l'anno scorso. Quasi ogni adulto conosce "kamagra 100mg". Le questioni, come "Comprare kamagra 100mg", si riferiscono a tipi diversi di problemi di salute. In genere, avendo disordine ottenere un'erezione può essere difficile. Prima di prendere il Kamagra, informi il medico se si hanno problemi di sanguinamento. Ci auguriamo che le informazioni qui risponde ad alcune delle vostre domande, ma si prega di contattare il medico se si vuole sapere di più. personale professionale sono esperti, e non saranno scioccati da tutto ciò che dici.

 
Cosa succede alle nostre missioni militari in Afghanistan e Libano? Sono tanti i segnali che prevedono il rischio per i soldati italiani di poter essere coinvolti in guerre mai dichiarate. PDF Stampa E-mail

Riportiamo due utili approfondimenti che aiutano a comprendere meglio l'evoluzione geo strategica dei teatri operativi afghano e libanese in cui operano i contigenti militari italiani nell'abito delle missioni internazionali di peacekeeping.

Effetti strategici

Afghanistan in guerra, gli italiani sono sempre più sotto pressione

di Germano Dottori da l'Occidentale

L'invio di nuovi soldati in Afghanistan appena deliberato dall'Amministrazione Obama è destinato ad incidere significativamente anche sui militari italiani schierati in quel teatro. Alcuni effetti del nuovo corso sono già visibili. Altri si materializzeranno certamente nelle prossime settimane, mano a mano che il generale Stanley McChrystal articolerà in misure concrete la strategia adottata dal Comando centrale (Cencom) americano, responsabile di una vasta area che va dal Marocco al Pakistan.

Clima sempre più arroventato
Una prima vistosa conseguenza riguarda l'intensificazione degli scontri che coinvolgono i soldati italiani, specialmente nelle Province di Farah e Baghdis. È un fenomeno riconducibile in buona parte alla maggior pressione esercitata dai britannici e dagli statunitensi nel vicino Helmand, di cui è stata una manifestazione anche il recente avio-assalto condotto su Babaji dal Black Watch, uno dei più blasonati reggimenti di Sua Maestà.
Stando a quanto ha lasciato intendere il generale David H. Petraeus, a capo del Cencom, durante un suo intervento presso il Center for a New American Security lo scorso 11 giugno, proprio il Sud e l'Est dovrebbero divenire il centro di gravità della campagna alleata di questa estate. È lì infatti che le infiltrazioni delle milizie talebane, del network degli Haqqani e del braccio armato dell'Hibz-i-Islami di Gulbuddin Hekmatyar continuano a creare i maggiori problemi alla sicurezza della popolazione e dei contingenti alleati.
Nell'intento di favorire la separazione dei civili residenti in queste aree sfortunate dalla guerriglia che le infesta, i vertici militari statunitensi hanno deciso saggiamente, seppur tardivamente, di limitare il ricorso ai bombardamenti aerei. Ma questa scelta costringerà gli uomini sul terreno ad esporsi di più. E i rischi a loro carico cresceranno sensibilmente, anche perché i movimenti armati ostili al governo di Kabul e alle forze internazionali che lo appoggiano reagiranno al tentativo alleato di dividerli dalla popolazione locale moltiplicando i propri sforzi.
Come ha ammesso lo stesso Petraeus, l'obiettivo di assicurare una protezione credibile al grosso degli afgani non potrà comunque essere raggiunto. Lo impedirà la frammentaria distribuzione dei centri abitati sul suolo afgano: oltre 40mila villaggi spesso composti da poche case di fango, ai quali sarà impossibile offrire il presidio armato continuo di cui avrebbero bisogno per essere protetti dalla guerriglia. Manca purtroppo in Afghanistan un luogo chiave per un successo strategicamente decisivo: un agglomerato urbano che abbia un''importanza politica e simbolica analoga a quella che ha, ad esempio, Bagdad in Iraq.

Verso la prova di forza
I soldati americani e i loro alleati dovranno conseguentemente scendere a compromessi, difendendo dalle alture gli abitati maggiori ed accettando la prospettiva di sostenere cicli operativi di combattimento molto più lunghi e violenti di quelli sopportati finora, senza alcuna certezza sul risultato finale.
Il Comando centrale americano ritiene che nei prossimi mesi si svolgerà una prova di forza cruciale. Proprio per questo, mano a mano che le nuove truppe affluiscono, le forze atlantiche ed alleate passano all'offensiva. Nel solo Helmand ci sono ormai almeno 12.000 soldati americani e 9.000 britannici. E forze statunitensi stanno giungendo anche nella parte più meridionale del quadrante occidentale dell'Afghanistan, sulla quale si estende ormai una propaggine del cosiddetto Operation Box Tripoli: una grande riserva "di caccia" esclusiva, dalla quale i militari americani hanno voluto allontanare tutti gli altri contingenti occidentali presenti nell'area, per poter agire in modo più efficace e tempestivo contro ogni minaccia.
Di questi sviluppi, il ministero della Difesa italiano ha tempestivamente preso atto, abbandonando la base avanzata di Delaram e trasferendo più a nord le altre unità situate nelle zone attigue, anche per non far pagare ai nostri militari le conseguenze di eventuali eccessi nell'uso della forza da parte dei nostri alleati. Ciò non vuol dire che le unità del nostro esercito eviteranno il combattimento. Tutt'altro. Il nostro contingente ha obiettivamente cambiato postura da qualche tempo, conducendo pattugliamenti offensivi e partecipando anche alle operazioni dirette alla cattura dei più pericolosi esponenti della guerriglia.
Questa svolta non riflette soltanto la volontà del nostro Paese di adeguarsi ad una nuova strategia che non è stata ancora compiutamente declinata in tutti i suoi aspetti, ma è altresì frutto di una precisa scelta politica del governo, che ha utilizzato ancora una volta l'impegno militare in Afganistan per rinsaldare i rapporti bilaterali con Washington. Non è la prima volta che succede. Accadde infatti già nel 2003, quando l'Italia avviò l'Operazione Nibbio nella Provincia di Khost a titolo di compensazione per la mancata partecipazione ad Iraqi Freedom, e più recentemente durante la seconda esperienza di Romano Prodi a Palazzo Chigi.

Il maggiore impegno delle forze italiane
L'intensificazione dello sforzo italiano non implicherà soltanto il già programmato aumento delle truppe disponibili combat ready, e del parco dei mezzi a loro disposizione, ma altresì un apporto maggiore alla formazione delle forze di sicurezza afgane: a profitto non soltanto dell'esercito di Kabul, che già si avvale dei nostri consiglieri militari, ma anche della debole e screditata polizia nazionale, il cui rapido potenziamento è considerato un fattore critico per offrire alla popolazione pashtun una protezione adeguata dal crimine organizzato e dalle intimidazioni della guerriglia. Potrebbero arrivare in Afghanistan fino a duecento carabinieri in più: un'offerta aggiuntiva rispetto ai rinforzi previsti nello scorso aprile, maturata in occasione della recente visita di Silvio Berlusconi alla Casa Bianca, anche se forse inferiore alle aspettative dell'amministrazione americana.
A quanto si apprende, la prosecuzione dell'intervento italiano in Afghanistan costerà altri 339 milioni di euro dal 30 giugno sino alla fine dell'anno in corso. Una cifra elevata che sembra confermare quanto diversi addetti ai lavori sostengono da qualche tempo: temendo il peggio, l'Italia potrebbe essere in procinto di inviare a Herat e nella capitale quanto di meglio dispongano le sue forze armate, compresi i nuovi blindati Freccia, i fucili d'assalto di ultima generazione e i primi elementi net-centrici di cui si siano dotate le nostre unità terrestri. La speranza è che il nuovo approccio annunciato da Petraeus, che dovrebbe porre la sicurezza della popolazione locale al centro delle operazioni, inizi rapidamente a produrre gli attesi effetti positivi.

Germano Dottori è Cultore di Studi Strategici alla Luiss-Guido Carli di Roma e consulente parlamentare

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La guerra assedia i soldati italiani

di Lucia Annunziata da La Stampa.it

Leggerei questo episodio nella chiave delle vicende interne al Libano: che Hezbollah stia lavorando da vari mesi a un sistematico riarmo, mi sembra nello stato delle cose».
Così si valuta, nelle alte sfere delle Forze Armate Italiane, lo scontro - il primo in tre anni - che qualche giorno fa ha opposto i Caschi Blu in Libano alla popolazione civile. Fra i militari non sembra ci sia spazio per versioni di comodo: dire infatti che Hezbollah è in riarmo, vuole semplicemente dire che la nostra missione in Libano è entrata in una fase di difficoltà seria.
Forse è il caso di cominciare a richiedersi cosa succede alle nostre missioni. Dall'Afghanistan al Libano. Sono tanti i segnali che gli Italiani corrono il rischio di essere presi in mezzo da guerre mai dichiarate.
La presenza italiana in Libano è forse la più rilevante per il nostro Paese. L'Unifil, con oltre 12 mila uomini, di cui 2100 italiani, è sotto il comando del generale italiano Claudio Graziano, uomo unanimemente stimato. La missione Onu (Unifil) riorganizzata nel 2006, alla fine della guerra fra Hezbollah e Israele, per garantire la smilitarizzazione della fascia fra Libano e Israele, al Nord e al Sud del fiume Litani, ha come compito essenziale il disarmo della zona, dunque delle milizie di Hezbollah.
In questo senso, l'incidente più recente è significativo. Il 14 luglio è esploso accidentalmente un deposito di armi e munizioni proprio di Hezbollah, ospitato in un edificio abbandonato a pochi chilometri dal quartier generale degli italiani. E' stata aperta una inchiesta su queste armi «irregolari», ma una volta arrivate sul posto le forze Unifil sono state accolte da qualche centinaio di civili, che le ha bloccate a colpi di pietre. Un muro umano che ha circondato i mezzi militari, isolandone uno che per ripiegare ha dovuto persino sparare colpi in aria. Immagine vecchia come lo stesso Medioriente, civili, donne, bambini, armati solo di pietre, contro dei soldati. Una situazione non pericolosa, obiettivamente «umiliante».
Eppure non isolata. Come in Afghanistan, anche in Libano le acque si stanno intorbidendo. Negli ultimi sei mesi ci sono stati diversi momenti di tensione tra i caschi blu e i miliziani sciiti, di cui l'ultimo il mese scorso, quando gli Hezbollah hanno fatto ripiegare una pattuglia dell'Unifil che aveva appena scoperto un camion carico di armi e munizioni. Le tensioni preoccupano Gerusalemme, che, secondo il quotidiano liberal Haaretz, teme che il generale Graziano e l'Onu nascondano deliberatamente informazioni sul rafforzamento militare della milizia sciita, per timore delle reazioni proprio di Israele. A difesa della missione, in verità, c'è proprio la cautela con cui il Graziano si muove. Ma, come sostiene l'ufficiale prima citato, sono le condizioni libanesi ad essere cambiate. C'è di nuovo una crisi proprio degli sciiti. La sconfitta inattesa della coalizione guidata da Hezbollah alle elezioni del 2007 ha infatti mostrato i limiti della supposta popolarità dell'organizzzazione. Da allora la coalizione si è spaccata. Le altre componenti, gli sciiti di Amal, e i cristiani del generale Aoun cercano ora di rientrare nel gioco politico nazionale. Hezbollah ha risposto alla crisi impegnandosi a ricostruire la propria forza e la propria identità. La tattica è quella di nuovi villaggi dentro cui crescono basi armate - come quello che gli italiani sono andati a controllare - e lo sviluppo di traffico di armi. I luoghi sono proprio il Sud del Litani, il settore più vicino al confine con Israele, e il Nord del Litani, dove passa la strada per la valle del Bekaa, quartier generale storico di Hezbollah.
E' proprio l'area in cui vive e vigila l'Unifil, e i caschi blu Italiani. Che la missione Onu rischi di essere presa dentro la crisi dei giochi libanesi e dentro una crisi di Hezbollah, è un rischio vero. Tanto più in un momento in cui l'esplosione sociale del grande alleato Iran, espone le milizie a una grande incertezza. Dal Libano all'Afghanistan, dunque, anche contro la volontà degli stati maggiori, le nostre missioni stanno cambiando, perché a cambiare sono le condizioni in cui si svolgono.

Le droghe sono cari, è per questo che alcuni pazienti non possono comprare le medicine di cui hanno bisogno. Tutti i farmaci di sconto risparmiare denaro, ma a volte le aziende offrono condizioni migliori rispetto ad altri. Circa il venti per cento degli uomini di età compresa tra 40 e 70 non erano in grado di ottenere l'erezione durante il sesso. Ma non è una parte naturale dell'invecchiamento. Questioni come "Comprare kamagra oral jelly 100mg" o "Kamagra Oral Jelly" sono molto popolari per l'anno scorso. Quasi ogni adulto conosce "kamagra 100mg". Le questioni, come "Comprare kamagra 100mg", si riferiscono a tipi diversi di problemi di salute. In genere, avendo disordine ottenere un'erezione può essere difficile. Prima di prendere il Kamagra, informi il medico se si hanno problemi di sanguinamento. Ci auguriamo che le informazioni qui risponde ad alcune delle vostre domande, ma si prega di contattare il medico se si vuole sapere di più. personale professionale sono esperti, e non saranno scioccati da tutto ciò che dici.

 
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