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Associazione per i Militari Democratici
Rapporto Inps: Pensioni, sistema sano. La riforma può attendere PDF Stampa E-mail
11 miliardi di attivo per l'Inps. E' la prova del sostanziale equilibrio dei conti. Rimane sostenuta la dinamica delle entrate contributive, migliora l'attività di recupero dei crediti. "Non si deve alzare l'età delle donne"

"Non credo che questo sia il periodo buono per le riforme strutturali". Una nuova riforma del sistema previdenziale può aspettare, anche perché in questa fase di crisi acuta toccare le pensioni significherebbe rimettere in dubbio uno degli ammortizzatori sociali che funzionano. Questo il pensiero del ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, che oggi è intervenuto a Montecitorio alla presentazione dei dati finali dell'Inps sulle pensioni. Dopo aver ascoltato la relazione molto dettagliata del presidente-commissario Antonio Mastrapasqua che ha illustrato nei dettagli il Rapporto Annuale 2008 dell'Inps, Sacconi ha spiegato i motivi della sua posizione contraria a una nuova riforma previdenziale (posizione che ha indispettito il deputato del Pdl, Giuliano Cazzola, secondo il quale si può accettare solo una "pausa di riflessione"). "Non sono note in questo momento le condizioni di contesto, quelle economiche e quelle di finanza pubblica - ha spiegato Sacconi - e non potendo realizzare facili previsioni, non possiamo intervenire su quelli che sono diritti soggettivi permanenti, limitandoli". Insomma, per il ministro, riformare in questo momento le pensioni "aggiungerebbe solo insicurezza ad insicurezza".

Undici miliardi di attivo per l'Inps

E nella Relazione di Mastrapasqua c'è anche la conferma della posizione espressa da tempo dalla Cgil, ovvero la prova del sostanziale equilibrio dei conti delle pensioni pubbliche. Il sistema è in equilibrio e nell'Inps è in corso una sorta di rivoluzione dell'efficienza, che il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta ha definito, scherzando, la rivoluzione di Mastrapasqua.

Il presidente ha dato delle cifre precise. Il Bilancio 2008 dell'Inps presenta un saldo attivo di più di 11 miliardi di euro. Rimane sostenuta la dinamica delle entrate contributive, migliora l'attività di recupero dei crediti (un vero piccolo boom con 5 miliardi di euro nel 2008). È cresciuto il numero degli iscritti alle gestioni pensionistiche che sono ormai più di 19 milioni. A questo si deve aggiungere l'incremento dei contributi versati dai lavoratori stranieri regolarizzati. I lavoratori stranieri che versano regolarmente contributi sono ormai quasi 2 milioni. I miglioramenti - ha spiegato inoltre il presidente - derivano dalla lotta all'evasione e all'elusione contributiva, dall'aumento dell'aliquota a carico degli artigiani, dai nuovi requisiti di accesso al pensionamento di anzianità. Nel 2008 l'Inps ha erogato inoltre assegni di disoccupazione a 1,4 milioni di persone e 700.000 trattamenti di cassa integrazione.

Le minacce di Cazzola

In ogni caso i conti vanno bene e ogni allarmismo è a questo punto destituito di fondamento, anche se c'è chi insiste. "Gli 11 miliardi di attivo dell'Inps sono frutto di una solidarietà bastarda", ha dichiarato per esempio Giuliano Cazzola, il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, secondo il quale "pensare che la questione pensioni sia archiviata non è giusto. La legislatura è lunga faremo i conti tra qualche tempo. Il problema è solo rimandato".

La Cgil esprime invece apprezzamento per la situazione esposta dal presidente Mastrapasqua, ma anche per la posizione espressa dal ministro Sacconi. "Che non ci sia bisogno di riforme strutturali noi lo diciamo da tempo", ha detto la segretaria confederale, Morena Piccinini, ricordando anche la contrarietà del sindacato all'aumento dell'età pensionabile per le donne. Secondo la segretaria confederale, gli oltre 11 miliardi di avanzo registrati dall'Inps rappresentano una cifra "importante che deve tornare a chi l'ha prodotta, cioè i lavoratori dipendenti attraverso gli ammortizzatori sociali e i pensionati dando loro risposte alla condizione di disagio"!.

Non si deve alzare l'età delle donne

Un "paradosso". Così il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua ha definito oggi l'aumento dell'età di vecchiaia delle donne nel settore privato, perché di fatto le donne così uscirebbero dal lavoro con un'età media superiore a quella degli uomini. Il presidente Inps ha detto di essere dunque sulla stessa linea di quanto più volte sostenuto dal ministro Sacconi. "Sarebbe un paradosso" - ha spiegato Mastrapasqua a margine della presentazione del rapporto annuale dell'Inps ricordando che la richiesta europea riguarda solo il pubblico impiego.

Il bilancio in attivo? Merito di Prodi

I risultati positivi dell'Inps nel 2008 (oltre 11 miliardi di avanzo economico) sono "il frutto del lavoro del Governo Prodi". Lo sottolinea l'ex ministro del lavoro, Cesare Damiano a margine della presentazione del Rapporto annuale dell'Inps ricordando anche i 5 miliardi di crediti recuperati. "Sono soddisfatto del risultato - ha detto - per me comunque non è inaspettato. Sono soddisfatto perché si mette fine alla polemica. I conti dell'Inps sono in ordine, non è necessaria una riforma delle pensioni. Penso che il lavoro almeno in quota debba essere riconosciuto".

Infine una precisazione sull'equilibrio interno dei conti dell'Inps arriva invece da Gian Paolo Patta, membro del Civ dell'Inps (il Comitato di Vigilanza) e del direttivo nazionale della Cgil. "L'attivo del bilancio dell'Inps nasconde risultati molto diversi dei vari fondi - spiega Patta - sono attivi: il fondo storico dei lavoratori dipendenti, il fondo dei parasubordinati e le prestazioni temporanee. Ovvero: operai e impiegati, collaboratori, cassintegrati e licenziati pagano il debito di dirigenti, artigiani e coltivatori. Coloro che pagano le aliquote più elevate pagano i debiti di coloro che pagano il 20% di contributi su imponibili sottostimati. Non era questo lo spirito del passaggio al contributivo. Ogni fondo dovrebbe andare in pareggio e soprattutto è inaccettabile che ci siano integrazioni salariali misere per cassintegrati e licenziati e si utilizzino i contributi a loro destinati per solidarizzare con la fascia ricca del mondo del lavoro. Il fondo dei lavoratori al netto delle gestioni speciali è in attivo da anni e sarebbe ora che si riducesse la contribuzione al 33% e si alzasse quella di chi paga solo il 20%."

di Paolo Andruccioli da Rassegna Sindacale

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Forze armate senza risorse: verso il taglio di 23 mila volontari PDF Stampa E-mail
ROMA (16 marzo) -Ventitremila militari corrono il rischio (altissimo) di deporre le armi e tornarsene a casa. Tutti insieme, in un colpo solo. Se non interviene in extremis qualche fatto a scongiurare l'evento, stiamo per assistere al più grande esodo forzato di militari dei tempi moderni.
I volontari. L'"esodo" riguarderebbe i volontari di truppa, quelli che oggi costituiscono il nerbo delle missioni all'estero del nostro Paese (e che sono gli stessi che pattugliano le nostre città e che sono stati impegnati per l'emergenza rifiuti in Campania). Dall'Afghanistan al Libano, dall'Iraq (ieri) all'Albania (l'altro ieri), dai Balcani fino alle altre zone calde del mondo, i volontari di truppa sono (e sono stati) ovunque; ovunque lavorando sodo e rischiando la vita. Rimettendocela pure, talvolta. A costoro, tutti di età tra i 25 e i 30 anni, in parte sposati e con prole, lo Stato sta per dare il benservito. Grazie tante e alla prossima. Anzi no, niente prossima perché non potrà più esserci una prossima volta.
I tagli. La ragione di tanta ingratitudine risiede nella continua riduzione del bilancio della Difesa. I tagli sono cominciati con la Finanziaria del 2007 (risorse abbattute del 18%), sono leggermente diminuiti nel 2008 e hanno ripreso quota nel 2009 (nell'anno in corso c'è un ulteriore taglio del 7%). Ma lo spauracchio è la previsione per il 2010, che parla di un abbattimento di risorse del 40%! Con metà dei soldi a disposizione, la sola via d'uscita è la riduzione dell'organico. Oggi le Forze armate italiane si sono date un modello "snello" che prevede 190.000 militari a regime, ma purtroppo questi numeri non bastano già più. Bisogna dimagrire ancora e arrivare a uno strumento di 140.000 uomini. Almeno questo è ciò che è scritto nella "Nota preliminare relativa allo stato di previsione di spesa per l'esercizio finanziario del 2009". Dei 140.000 uomini, solo 41.000 sarebbero i volontari in servizio permanente. Dunque, i conti son presto fatti: oggi abbiamo circa 39.000 volontari "di carriera", per arrivare a 41.000 ne mancano duemila. Questi duemila li andremo a prendere nel serbatoio dei nostri VFP4 (Volontari in ferma prefissata, sono circa 17.000) e dei loro "fratelli maggiori", i cosiddetti Volontari in ferma breve (che sono quasi 8.000). Diciassettemila più ottomila fa venticinquemila. Meno duemila, fa ventitremila, che è giusto la cifra in esubero.
La soluzione. Che cosa deve succedere per scongiurare questa situazione? Che cosa dovrà accadere perché non siano licenziati in tronco 23.000 giovani che hanno servito la Patria? Si sa che è al lavoro una speciale commissione incaricata di rivedere i compiti delle Forze armate e di ridefinirne le risorse. E' questa commissione che ha il compito di estrarre giocoforza il coniglio dal cilindro. Dice il generale Domenico Rossi, presidente del Cocer Interforze: «Mi aspetto che la commissione preveda specifiche norme di tutela del personale, se i livelli di bilancio non dovessero consentire l'immissione di personale nel servizio permanente».
Le promesse. Anche perché, a questi ragazzi e ragazze, lo Stato ne aveva fatte di promesse, eccome! Era stato loro giurato che, a fine ferma, non sarebbero assolutamente rimasti disoccupati. Era stato detto che sarebbero state create per loro delle "corsie preferenziali" per entrare negli organici delle Forze dell'Ordine. Quanti ex volontari sono entrati negli ultimi anni in Polizia, nei Vigili urbani, nei Vigili del fuoco, nel Corpo forestale? Alcune fonti asseriscono che il loro numero è esiguo. Nicola Tanzi, segretario del Sap (sindacato di Polizia) rivela che «in Polizia c'è qualche migliaio di ex volontari giudicati idonei ma ancora non ammessi. E sì che noi poliziotti siamo sotto organico di 21.000 unità».
Le testimonianze. Un volontario di 28 anni, calabrese, che vuole mantenere l'anonimato, dice: «Io ho lasciato l'Università e mi sono arruolato nel 2002 perché mi piaceva. Per legge mi spettano altre due rafferme biennali, ma poi che farò? Nove anni di precariato, una certa professionalità acquisita e poi... puff, più nulla». Un'altra volontaria, 25 anni, pugliese, anch'essa anonima, si chiede: «Che farò da grande? Non lo so. E come non lo so io non lo sanno nemmeno molti miei colleghi, che hanno 30 anni e hanno dei figli. Andremo tutti in mezzo alla strada, noi che abbiamo rischiato la vita in prima linea?». Non è un caso che questi due ragazzi siano entrambi del Sud. Perché il 90 per cento dei Volontari di truppa è del Sud. E se tornassero tutti insieme a casa, da disoccupati, non ci sarebbero "ammortizzatori sociali" in grado di attutirne la caduta, da Roma in giù. A parte, forse, la criminalità organizzata, alla quale tanti ragazzi così ben addestrati potrebbero fare gola.
di Carlo Mercuri da Il Messaggero

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Grido di allarme del Cocer Marina: l’orario di lavoro una conquista a rischio! PDF Stampa E-mail
Alla fine dopo tanto tuonare piovve!
Era già nell'aria da tempo il tentativo di ridimensionare la più grande conquista democratica del personale militare: l'orario di lavoro.
In verità il provvedimento non era mai stato accettato di buon grado in particolare dalle alte gerarchie militari che ricordo, quando fu approvato il provvedimento, minacciarono persino le dimissioni (mai presentate).
Poi la cosa rientrò, in particolare quando si accorsero che persino i dirigenti avrebbero potuto attingere a piene mani dai fondi dello straordinario.
La principale accusa che si poneva all'orario di servizio era che la norma rendeva i militari simili agli impiegati statali.
Nulla di più falso! Senza nulla togliere ai dipendenti statali, per un militare l'orario di lavoro è da intendersi sempre di "massima" in quanto la sua disponibilità al servizio è comunque incondizionata.
La novità introdotta dall'orario di servizio, per quanto elementare, è stata di una valenza straordinaria: ha consentito che anche i militari potessero fruire dell'art. 36 della Costituzione:
"Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi."

In tal modo cessarono all'improvviso tutti gli abusi dei superiori verso i propri dipendenti che fino ad allora non erano costati niente; infatti, per incanto, sparirono tanti servizi inutili.
Insomma la norma ebbe un successo totale perché realizzo una vera e propria ottimizzazione dell'impiego del personale unitamente ad una riorganizzazione del lavoro con piena soddisfazione di tutti i militari.
Naturalmente non sono sempre rose e fiori perché spesso si deve combattere con la scarsità dei fondi dello straordinario e sulla sua applicazione "discrezionale", ma in ogni caso il personale sa che se viene chiamato a fornire una prestazione lavorativa in più rispetto all'orario di servizio settimanale, può pure succedere che non gli venga corrisposto il pagamento dello "straordinario", ma perlomeno fruirà del "recupero compensativo" delle ore fatte in più.
Rimane sempre il limbo dei servizi di durata h.24 e più che l'Amministrazione, con circolari interne, ha tentato ripetutamente di interpretare le norme in maniera restrittiva, realizzando una sorta di forfetizzazione che, in alcuni casi, penalizza il personale.
Ma nel complesso la situazione è accettabile, pur con i limiti appena ricordati.
Oggi, forse perché in presenza di un quadro politico più congeniale, si ritorna alla carica e fa specie che se ne faccia carico proprio il Cocer Difesa che istituzionalmente avrebbe proprio il compito di difendere gli interessi del personale militare.
Se così non è, allora ciò che ribadiamo da tempo è ancora più valido: questa Rappresentanza Militare non è in grado di difendere con autorevolezza e con efficacia la tutela degli interessi socio professionali di tutto il personale militare.
E' evidente il limite e l'incapacità strutturale dei Cocer soprattutto se paragonati alle forme associative e sindacali ben più efficaci e presenti da anni negli ordinamenti delle Forze Armate dei Paesi europei più avanzati.
Non a caso l'Italia non ha neanche risposto all'indagine conoscitiva realizzata dall'OSCE sui "diritti umani e libertà fondamentali del personale militare della UE".
A questo punto sono lecite alcune domande:
  • a quando anche in Italia una seria riforma della Rappresentanza Militare?
  • quando sarà abolito il 3° comma dell'articolo 8 della legge 11 luglio 1078 n°382 per consentire l'esercizio del diritto di associazione tra il personale militare?
  • quando verrà realizzata l'integrazione dei diritti per i cittadini militari di tutti i Paesi della Unione Europea?
  • il sistema politico italiano sarà in grado di fornire una risposta adeguata a questa richiesta di democrazia e giustizia del militari che lo Stato impiega per ogni sorta di emergenza nazionale ed internazionale?
Staremo a vedere; intanto AMID per suo conto continuerà nell'impegno di assicurare una corretta informazione su questi temi promuovendo e partecipando attivamente al dibattito in corso con le forze politiche e sociali disposte al confronto.
Infine un messaggio per chi abbocca ai "richiami per  le allodole": non esiste alcuna sorta di "specificità" in grado di soppiantare e ripagare i diritti e le libertà individuali!

(di seguito l'articolo riportato da GRNET)

I lavori di concertazione per la sigla della cosiddetta "coda contrattuale" relativa al contratto di lavoro del comparto Difesa e Sicurezza, hanno subito una battuta di arresto. Lo afferma il delegato Cocer della Marina Militare Antonello Ciavarelli. "In seguito a settimane di proficuo lavoro (a fronte di esigue risorse) effettuato dai Sindacati di polizia, Co.Ce.R. - militari e rispettive Amministrazioni, dopo una maratona conclusasi alle 4 del mattino del 11 marzo (con 18 ore di lavoro consecutive) le trattative si sono frenate a causa dalla seria problematica del mancato pagamento degli straordinari al personale della Guardia di Finanza." "Di contro - continua Ciavarelli - nella stessa sede in maniera paradossale, da parte del Cocer Comparto Difesa (Generale Rossi in primis, ndr) è stata presentata una proposta di modifica al D.P.R. 163 (vecchio contratto normativo) al fine di estendere la forfetizzazione di "tutte le attività che esulano comunque dalle normali attribuzioni derivanti dal proprio incarico" (significa, cioè, pagare qualsiasi attività di 24 ore consecutive con meno di 3 euro nette all'ora anziché lo straordinario). Dopo ampia e animata discussione e presa di posizione unanime del Co.Ce.R. Marina si è arrivati ad un accordo al fine di considerare comunque prioritario il sistema dello straordinario e del recupero, rispetto alla forfetizzazione dell'orario di lavoro."
"Dalla riunione del 10 marzo - prosegue Ciavarelli - sono emerse particolari esigenze risolvibili solo in chiave politica, come la scarsità di risorse per gli straordinari, la particolarità dell'attività della Guardia Costiera e la vita del personale imbarcato sulle Unità Navali. Su questi argomenti le sigle sindacali hanno manifestato la vicinanza al Cocer Marina e al Cocer Guardia di Finanza."
"Nel frattempo il Cocer Marina, la stessa mattina, nel tenere conto che l'attività straordinaria viene quasi sempre soddisfatta con il recupero compensativo o addirittura con il sistema dei compensi forfettari (3 euro all'ora), ha deliberato al suo Capo di Stato Maggiore di rendere trasparente, anche attraverso la pubblicazione su siti internet, la distribuzione degli straordinari nei vari ruoli."
"In momenti storici dove il Governo ha dimostrato decisionismo nell'impiegare l'Esercito e le ronde per fini di pubblica sicurezza, nell'unificare le Casse (nate per scopi previdenziali) senza ascoltare i rappresentanti dei militari ecc.., viene da chiedersi come mai non scioglie il nodo della sicurezza (interna ed esterna) con un minimo di risorse da destinare, senza tagliare indiscriminatamente anche sulla funzionalità che a sua volta va a discapito della sicurezza degli stessi lavoratori in divisa?
Per la prima volta negli ultimi 4 governi la parte politica della Funzione Pubblica è il grande assente durante le fasi di concertazione. Per certi aspetti questa assenza ha sicuramente fatto emergere la serietà e le capacità costruttive delle parti sociali. Di contro, però, in questa fase conclusiva per destinare le risorse stanziate dal vecchio governo Prodi, si è percepito come le tante esternazioni televisive di apprezzamento per chi indossa la divisa siano solo apparenza. Di fatto è emerso da parte di tutti i rappresentanti l'amaro dato della lontananza del Governo nei confronti dei lavoratori militari e poliziotti, e di conseguenza un forte dubbio che la sicurezza sia stato solo un argomento usato in campagna elettorale per avere consensi e i diritti dei militari in quanto cittadini solo un optional.
Arrivare, infatti, al mancato pagamento dello straordinario e il non riuscire a concedere al personale il recupero compensativo delle ore eccedenti, mette in serio pericolo l'orario di lavoro del personale militare. Le Rappresentanza Militari - conclude Ciavarelli - sono disposte a mettere a rischio la conquista di tale diritto? E se si a quali altri diritti i militari dovranno rinunciare?"
Nel frattempo il Cocer della Guardia di Finanza fa sapere che "nella giornata di ieri - presso il Dipartimento della Funzione Pubblica - si è svolta un'ulteriore riunione inerente il rinnovo del contratto di lavoro delle Forze di Polizia e delle Forze Armate, per il biennio economico 2006/2007 e quadriennio normativo 2006/2009.
Nel corso dei lavori il COCER ha richiesto, con determinazione, di introdurre una norma per cui il lavoro straordinario prestato deve essere retribuito e può essere convertito in riposo compensativo solo ed esclusivamente su richiesta degli interessati.
Tale rivendicazione trova fondamento nell'opportunità di garantire il pagamento delle prestazioni lavorative e la stessa funzionalità delle amministrazioni, in un contesto nel quale l'esiguità delle risorse assegnate e la riduzione del turn-over, combinate con la pressante richiesta di sicurezza rischia di far diventare cronico il ricorso al riposo compensativo in alternativa alla retribuzione.
La controparte pubblica presente al tavolo tecnico, pur riconoscendo la fondatezza della richiesta ha evidenziato, considerati i limiti del mandato ricevuto, l'impossibilità al momento di recepire il principio secondo il quale ad una prestazione lavorativa effettuata deve necessariamente corrispondere la relativa retribuzione monetaria.
La mancata risoluzione di tale problematica ha costretto l'organismo di rappresentanza, dopo un'estenuante trattativa protrattasi sino a tarda notte, a richiedere un confronto con la competente autorità politica, al fine di risolvere la rilevante questione prima di addivenire alla sottoscrizione dell'accordo."

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Alloggi della Difesa: incontro di CASADIRITTO PDF Stampa E-mail
MARTEDI' 24 MARZO 2009 ALLE ORE 17,30

Presso la sala grande della Parrocchia di S. GIUSEPPE DA COPERTINO in Via dei Genieri - Cecchignola - Roma

Il COMITATO NAZIONALE CASADIRITTO
E
IL NUOVO GIORNALE DEI MILITARI

ORGANIZZANO UN INCONTRO - DIBATTITO SUL TEMA :

ALLOGGI DELLA DIFESA:

BOZZA DI REGOLAMENTO ATTUATIVO E
PROGRAMMA DI VENDITE (LEGGE 244/2007

MOBILITAZIONE DELLE FAMIGLIE DEGLI UTENTI ALLOGGI DIFESA , AL FINE DI APPORTARE URGENTI MODIFICHE ALLA BOZZA DI REGOLAMENTO PER:

• EVITARE LA RIPRESA DEGLI SFRATTI SENZA CHE SIANO RESI NOTI GLI ELENCHI DEGLI ALLOGGI DA ALIENARE;

• PER IL RISPETTO DELLE NORME DI TUTELA GIA' SANCITE DALLA LEGGE.

INTERVERRANNO

SERGIO BONCIOLI: COORDINATORE CASADIRITTO
ANTONELLA MANOTTI: DIRETTORE IL GIORNALE NUOVO DEI MILITARI
ENZO CICONTE: AVVOCATO

SONO STATI INVITATI ESPONENTI DELLE COMMISSIONI DIFESA E I RAPPRESENTANTI DELL'ORGANO CENTRALE DI RAPPRENTANZA (COCER) AL CUI PARERE E' SOTTOPOSTA LA BOZZA DI REGOLAMENTO

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Comunicato stampa sulla sicurezza PDF Stampa E-mail
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L'Associazione per i Militari Democratici assieme ad altre associazioni in rappresentanza di migliaia di cittadini militari in servizio ed in pensione, di esponenti della stampa e della società civile, esprimono solidarietà ai sindacati di Polizia e alle Forze dell'Ordine "oggetto" di una politica miope e strumentale messa in atto dal governo su un tema così rilevante come quello della Sicurezza dei cittadini messa a repentaglio con scelte preoccupanti ed inadeguate.

"Delegare", rispetto a funzioni essenziali che spettato ad uno Stato Democratico, introducendo meccanismi di "Giustizia "fai da te", costituisce una sconfitta ed, allo stesso tempo, una delegittimazione del ruolo e delle funzioni assolte quotidianamente da migliaia di operatori delle FF.PP. che, ogni giorno, rischiano la propria vita per difendere i cittadini.

Ma, ancor più, preoccupa il "messaggio" mediatico che arriva nelle case degli italiani.

UNO STATO IMPOTENTE!

Pensiamo anche a quelle periferie dove, nel degrado e nella emarginazione, possono trovare terreno fertile, iniziative "estemporanee" prive di qualunque riferimento ed ancoraggio alla legalità, con il rischio di esporre i cittadini ai pericoli di aggressioni criminali.

In un momento in cui la crisi economica sta duramente colpendo il tessuto sociale del nostro Paese, ed in cui ci sarebbe bisogno di maggiore solidarietà e coesione, suscitano forte preoccupazione le scelte compiute dall'Esecutivo caratterizzate dall'improvvisazione dal fumo negli occhi per l'opinione pubblica.

Allo stesso modo preoccupano i tentativi di:

  • delegittimare il ruolo dei sindacati;
  • svuotare travisare le funzioni e compiti costituzionalmente affidati alle Forze dell'Ordine ed alle Forze Armate;
  • penalizzare la condizione socio - professionale dei tanti lavoratori con le stellette a cui continuano ad essere negati diritti umani e libertà fondamentali.

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